Connettivale

L’intuizione di effettuare un trattamento allo scopo di riattivare la funzionalità delle cellule del corpo agendo sul tessuto connettivale viene attribuito a Elisabeth Dicke nata a Lennep in Germania (1884-1952).

Elisabeth Dicke era un’infermiera di Ginnastica Medica, quella che oggi chiameremmo comunemente una Fisioterapista, che contrasse da una grave forma di affezione angioplastica (arteriopatia) che gli provocò gravi disturbi circolatori sulla gamba destra, per la quale i medici di allora diagnosticarono come unica soluzione l’amputazione dell’arto.

Costretta a letto per diversi mesi, la Dicke cominciò istintivamente ad autotrattarsi con delle trazioni digitali al fine di alleviare il forte dolore lombare di cui soffriva. Ben presto comparvero manifestazioni sintomatiche quali formicolio alternato da vampate di calore, chiaro segno che era in atto una riattivazione della circolazione sanguigna con conseguente apporto di ossigeno nei tessuti interessati dalla manipolazione.

 

Con il tempo l’arto inferiore cominciò a poco a poco a migliorare sempre più sino ad arrivare dopo qualche mese alla completa e totale guarigione. Anche altri disturbi agli organi interni correlati alla patologia in atto quali gastrite ed ipertrofia epatica con il trascorrere del tempo, tesero a regredire.

 

Era nata così la teoria delle cosiddette zone riflessogene, ovvero un complesso meccanismo fisiologico basato sui rapporti neurologici tra cute ed organi interni. Così come la cute denuncia un disordine dell’organo, anche una sua stimolazione produce un effetto terapeutico per l’organo stesso, e quindi trattando e stimolando adeguatamente precise zone del corpo con uno specifico massaggio, si poteva influire in modo riflesso e benefico sugli stessi organi.

 

Altri studiosi contribuirono con le loro scoperte a perfezionare questo metodo tra i quali Sir. J. Mackenzie (fisiologo e cardiologo scozzese, pioniere nello studio delle aritmie cardiache), il quale dimostrò che gli organi interni, non potendo reagire direttamente agli stimoli dolorosi, evocano spasmi e parestesie nelle zone muscolari correlate per via riflessa, con manifestazione di ipertonia.

La validità del metodo Dicke e delle sue scoperte ci porta ancora oggi ad utilizzare metodologie di trattamento praticamente rimaste invariate da quel tempo. Attraverso la stimolazione del tessuto connettivo, che provvede al collegamento, sostegno e nutrimento dei tessuti dei vari organi del corpo, è possibile intervenire negli strati profondi della pelle fino ai muscoli ed agli organi metamericamente collegati.

L’effetto immediato quindi non è solo una migliore vascolarizzazione delle zone trattate in superficie ma anche e soprattutto un maggior apporto di sangue e di elementi nutritivi a tutte le zone profonde correlate nelle quali si accumulano le tossine di scarto dei processi catabolici, ed è per questo che il massaggio connettivale si arricchisce del termine “riflessogeno”.  

 

Il massaggio connettivale è indicato non solo per le persone che praticano attività sportiva ma anche a tutti coloro che avvertono disturbi derivanti da tensioni muscolari in particolari parti del corpo.

Ha un effetto decontratturante in quanto scioglie le contratture nell’area trattata, circolatorio e riequilibrante in quanto migliora la vascolarizzazione dei tessuti e degli organi interessati per via riflessa stimolando le secrezioni ormonali, e drenante in quanto elimina i liquidi in eccesso.  

 

Tutto ciò si traduce in un effetto rilassante e antistress, in quanto lo scollamento delle aderenze cutanee provoca una sensazione di leggerezza e di ossigenazione dei tessuti. Inoltre l’allungamento delle fibre del sotto cutaneo ripristina la naturale elasticità dei tessuti.

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