Kuṇḍalinī

Kuṇḍalinī è un termine della lungua sanscrita (कुण्डलिनी) adoperato originariamente in alcuni testi delle tradizioni tantriche per indicare l'Energia Divina che si ritiene risiedere in forma quiescente in ogni individuo.

 

Sebbene la nozione di Energia Divina e delle diverse pratiche per gestirla si trovi già espressa e discussa in numerosi testi antichi, sembra che la prima menzione del termine compaia nel Tantrasadbhāva, risalente all'VIII secolo circa nel quale il nome Kuṇḍalinī viene fatto derivare da Kuṇḍalī, generalmente tradotto con "ricurva" o anche con "attorcigliata".

I nomi che generalmente si trovano nella letteratura successiva per riferirsi alla Kuṇḍalinī derivano quindi dallo stato in cui normalmente si trova questa energia: "dormiente", "quiescente", "inattiva", "sopita", "inconscia": 

Il riferimento al serpente come immagine simbolica della Kuṇḍalinī rende bene l'idea di qualcosa che normalmente è in stato di riposo, arrotolato su sé stesso, immobile ma attivo al tempo stesso, come è appunto il serpente quando giace immobile fintanto che non venga stimolato.

 

Fin dall'antichità il serpente è stato considerato un simbolo di trasformazione grazie alla sua capacità di mutare pelle

 

E' stato associato (non solo in oriente) al benessere fisico, alla elevazone spirituale e all'illuminazione.

 

Ne sono un esempio la statua di Esculapio (Dio della Medicina) presso il Teatro di Epidauro in Grecia dove viene raffigurato appunto un serpente, animale a lui sacro, attorcigliato attorno ad un bastone.

Inoltre l’associazione fra bastone e serpente compare anche in altre narrazioni mitologiche orientali (ma anche nell'Antico Testamento), e fa riferimento all'unione di Kuṇḍalinī con Śiva che si compe attraverso un viaggio dal punto in cui giace come addormentata, alla base della colonna vertebrale, fino alla sommità del capo, dove si unisce appunto a Śiva, donando la beatitudine della liberazione.

Anche se presente come abbiamo visto nella letteratura antica, in occidente l'immagine moderna del serpente come simbolo della Kuṇḍalinī viene attribuita a Sir John Woodroffe, magistrato britannico presso la Corte suprema del Bengala e appassionato di tantrismo che, con lo pseudonimo di Arthur Avalon, pubblicò nel 1919 un testo sull'argomento dal titolo “Il potere del serpente”.

 

A lui si deve la diffusione di massa di questo fondamentale argomento delle tradizioni tantriche, così come di altri, quali i Cakra: nel medesimo testo, infatti, egli presenta una parziale traduzione di due testi, lo Ṣatcakranirūpaṇa e il Pādukāpañcaka, il primo sul sistema dei Cakra, il secondo sulla struttura a cinque strati del corpo tantrico.

 

A lui va l'indiscusso merito di aver presentato questi argomenti alla cultura occidentale e di aver così suscitato interesse verso quell'insieme di variegati e controversi aspetti dell'induismo che in occidente è stato etichettato come "tantrismo", termine inesistente nella cultura hindu.

 

Va osservato che la decontestualizzazione di questi concetti della cultura orientale (la Kuṇḍalinī e il suo risveglio, i Cakra, il corpo sottile, ma anche la recita dei Mantra), ha però creato, cosa inevitabile, una serie di fraintendimenti, favorendo la diffusione di manipolazioni e letture personalizzate da parte dei movimenti quali ad esempio quelli New Age, i quali si sono appropriati dell'argomento rivestendolo di aspetti impropri.

 

Ma la Kuṇḍalinī ha interessato anche studiosi quali lo psicoanalista Carl Jung il quale, dopo aver letto le pubblicazioni di Arthur Avalon, ha ricercato significati paralleli con la struttura e il funzionamento dell'inconscio, trovando le corrispondenze dei suoi concetti di anima e animus con Kuṇḍalinī e Śiva rispettivamente.

Come accennato quindi, nelle tradizioni tantriche la liberazione dal ciclo delle rinascite è vista come il "risveglio" di Kuṇḍalinī seguito dalla relativa ascesa dal corpo fisico fino al corpo sottile, fino all'ultimo Chakra , dove stabilmente deve permanere in unione con Śiva.

Questo percorso è vissuto come "attivazione", "apertura" dei chakra interessati, che ordinariamente si trovano "inattivi" o "chiusi".

 

Il simbolismo dei fiori di loto illustra bene questo meccanismo: i petali si dischiudono al passaggio di Kuṇḍalinī e successivamente si richiudono, col risultato però di aver cambiato di stato.

 

La prassi per il "risveglio" e la "risalita" di Kuṇḍalinī segue strade differenti a seconda della tradizione e quindi dei testi adottati.

 

La studiosa francese Lilian Silburn esperta di cultura e testi antichi indiani, si è occupata attivamente di questo argomento distinguendo fra i metodi che derivano dalle tradizioni Kula e quelli invece che fanno capo allo Hatha Yoga, ed altri Pradīpikā, la Gheraṇḍa Saṃhitā, e la Śiva Saṃhitā (scritti all'incirca dopo il XV secolo).

Questi ultimi prevedono un impegno continuo basato molto sul lavoro sul corpo fisico e sottile: stiamo parlando dello Hatha Yoga. I testi tantrici precedenti fanno invece riferimento a metodi che sono assimilabili alla mistica, e che coinvolgono la spiritualità intrinseca in elementi quali la parola, il pensiero, la consapevolezza, la meditazione.

 

A questi vengono associati metodi quali la manipolazione del corpo fisico attraverso particolari tecniche di massaggio e l’uso delle vibrazioni sonore (Campane Tibetane) che provocherebbero nel corpo un riallineamento energetico del sistema dei Chakra.

 

L’origine del trattamento Kuṇḍalinī viene fatto risalire appunto a questo filone che interviene, attraverso manovre sul corpo fisico, sul riallineamento ed il riequilibrio dei Chakra.

 

L’effetto di questo trattamento è molteplice e duraturo. Già da subito si avverte un forte senso di energia rinnovata, e questa vitalità resterà anche nei giorni successivi.

 

Agendo sulla Colonna Vertebrale inoltre si potrà avere beneficio in diversi disturbi sia dal punto di vista posturale, sia negli organi interessati dal sistema nervoso.

 

Infine, ma non per ultimo di importanza, questa energia ritrovata ci aiuterà a ritrovare l’autostima e ad affrontare con più forza le sfide di ogni giorno.

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